Sudan and conflicts zones.

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Friday, 27 June 2008

Arresto

Partito democratico, adesso un'italia nuovaArticolo pubblicato in INTERNAZIONALE su www.partitodemocratico.itil 25 giugno 2008
Rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia arrestato in Ciad
Accusato di spionaggio
Il Ciad ha accusato ed arrestato Suleiman Ahmed per spionaggio. Un’accusa da prendere per le molle perché Ahmed è anche il rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia. Come si legge su Africa news Ahmed è un uomo che da sempre lavora per il proprio popolo, da troppi anni costretto a subire crimini efferati. Ahmed, tanti anni fa, dopo aver messo in salvo la sua famiglia in un campo profughi in Ciad, venne in Italia per denunciare la mondo intero il genocidio in atto nel suo Paese, per far conoscere a tutti il dramma dei bambini soldato.Da qualche mese Ahmed era tornato in Ciad per rincontrare la sua famiglia, per scattare qualche foto, per proseguire il suo preziosissimo lavoro. Ma qualche giorno fa (13 giugno) Suleiman Ahmed è stato arrestato dagli uomini dei servizi del Ciad in un campo profughi a nord dello Stato africano. Il governo di N’Djamena, la Capitale, ha “giustificato” l’arresto collegando Ahmed agli agenti del governo da sempre impegnati a destabilizzare l’autorità dello Stato confinante. Il Sudan infiltrerebbe agenti nei campi profughi per corrompere le autorità, per sobillare i profughi, un po’ – è sempre il governo del Ciad ad asserirlo – il lavoro che Ahmed svolgerebbe in Italia. “Del Sudan non si parla – dichiarò Ahmed nel 2004 ad un giornalista – la stampa qui quasi ignora la tremenda guerra che sta distruggendo il mio Paese. Noi abbiamo dovuto scegliere la lotta armata dopo che il governo non faceva nulla per la nostra gente e non si riusciva a raggiungere alcun accordo politico. Nel marzo dello scorso anno abbiamo preso le armi”. Questo era ed è ciò che muove Ahmed, un sudanese che ama il suo popolo e che vide morire sotto i bombardamenti sua figlia appena quattordicenne.Da anni la stampa internazionale e le organizzazioni non governative accusano il presidente Omar al-Bashir, salito al potere con un golpe nel 1989, e il suo Fronte nazionale islamico di perseguitare, torturare ed uccidere le etnie di religione cristiano-animista presenti nel sud del Paese e tutti coloro che si oppongono al suo regime. Nel 2003 iniziò una durissima guerra tra le forze governative e le milizie del nord, del Darfur. Omar al-Bashir fautore di uno stato islamico e fondamentalista nel 1991 sostituì il codice penale vigente con i dettami della Shari’a. Va anche ricordato che nel ’91 Osama Bin Laden stabilì proprio in Sudan la sua base operativa, da dove se ne andrà cinque anni dopo, a causa delle pressioni statunitensi. Il 1991 fu anche l’anno in cui il presidente al-Bashir diede il via ad una serie di riforme funzionali ad accentrare il potere nelle sue mani. E’ il 2003 quando gli scontri con le milizie del Darfur si tramutano in una guerra vera e propria tanto che nel 2004 il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, parla di pulizia etnica e nel 2005, il Sudan, ingaggia una guerra “sporca” con il Ciad. Una guerra fatta di sconfinamenti, di ruberie e devastazioni di ogni genere. Da allora i due stati si accusano vicendevolmente di continui sconfinamenti, raid e massacri ai danni delle popolazioni che vivono sul confine. R.dS.
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Monday, 23 June 2008

Legge anti stupri, e la gaf di Mia Farrow


Risoluzione 1820, no alla violenza sessuale in zone di guerra
di Anna Bono - 21 giugno 2008
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all'unanimità il 19 giugno una risoluzione in cui si afferma che «stupro e altre forme di violenza sessuale possono rappresentare un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o uno strumento di genocidio». Il Consiglio prende quindi in considerazione l'adozione di «misure contro le parti che, in situazione di conflitto armato, commettono stupri», non escludendo di deferire i colpevoli alla competente Corte Penale Internazionale dell'Aja. La risoluzione inoltre chiede a tutte le parti coinvolte in conflitti armati l' «immediata e completa cessazione» di ogni forma di violenza sessuale contro civili e rivolge al Segretario generale dell'ONU l'invito a trasmettere al Consiglio, entro il 30 giugno 2009, un rapporto che documenti i casi in cui la violenza sessuale «è stata ampiamente e sistematicamente usata contro i civili». Human Rights Watch, una delle maggiori organizzazioni non governative per la difesa dei diritti umani, ha definito la risoluzione «un atto storico». Più concretamente, Condoleezza Rice, che presiedeva la riunione del Consiglio, ha dichiarato che «la risoluzione fissa un meccanismo per far venire alla luce quelle atrocità», portando ad esempio Birmania, Sudan e Repubblica Democratica del Congo. Le parole del Segretario di Stato USA Rice evidenziano il punto debole della risoluzione che, senza dubbio, può favorire l'attivazione di un buon sistema di monitoraggio, per il quale si sono già sollecitati adeguati finanziamenti, ma che probabilmente può garantire ben poco in termini sanzionatori. È difficile infatti immaginare «misure contro le parti» che risultino davvero efficaci e men che meno può valere la minaccia di ricorrere alla Corte Penale Internazionale. Questo organismo, costituito per giudicare casi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, si sta in realtà dimostrando, come era prevedibile, assai meno utile di quanto promesso: principalmente perché non dispone di una forza propria per eseguire arresti e deve perciò fare affidamento sui governi, a meno di ricorrere a metodi del tutto discutibili.
Proprio in questi giorni è scoppiato un caso clamoroso. Il procuratore della Corte, Luis Moreno Ocampo, ha rivelato alcune settimane fa di aver organizzato un'operazione, peraltro fallita, per dirottare un aereo su cui viaggiava il ministro per gli affari umanitari del Sudan, Ahmed Haroun. Il ministro da oltre un anno è stato accusato di crimini di guerra nel Darfur, insieme a Ali Kushayb, colonnello delle milizie arabe janjaweed che seminano morte e distruzione tra le etnie di origine africana di quella regione. Ma Khartoum ha finora rifiutato di consegnarli alla Corte dell'Aja sostenendo che la magistratura sudanese è perfettamente in grado di amministrare la giustizia e che la Corte non ha giurisdizione per giudicare nessun cittadino sudanese per qualsivoglia crimine: senza contare che le Nazioni Unite meglio farebbero a preoccuparsi dei ripetuti episodi di violenza anche sessuale di cui si rende responsabile il personale delle missioni di pace e dei campi per profughi, inclusi i caschi blu della Unmis, la missione incaricata di vigilare sull'applicazione degli accordi di pace che nel 2005 hanno posto fine alla guerra tra nord e sud Sudan, accusati all'inizio del 2007 di centinaia di casi di violenza sessuale, per giunta su minori.
Al momento, in effetti, forse solo la Repubblica Democratica del Congo ha consegnato spontaneamente alla Corte degli imputati: per la buona ragione che si tratta dei capi di movimenti armati antigovernativi dei quali il governo congolese si sbarazza volentieri. In compenso, l'incriminazione da parte del tribunale dell'Aja di Joseph Kony, fondatore del Lord Resistance Army, il movimento responsabile di 20 anni di guerra nel nord Uganda, ha contribuito involontariamente al fallimento dei negoziati avviati due anni fa per porre fine al conflitto. Kony infatti, come altri leader antigovernativi prima di lui, pone come condizione per deporre le armi la garanzia di non essere perseguito penalmente; anzi, sull'esempio della Sierra Leone, del Burundi e del Sudan, pretende di entrare nel governo e di integrare nell'esercito i propri combattenti: sono richieste che possono apparire assurde, ma in Africa spesso sono condizioni necessarie per la pace.
Anna Bono
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bono@ragionpolitica.it






MIA FARROW NON e PEGGIO DI BUSH?

Venerdм 20 giugno 2008

Mia Farrow, ex moglie di Woody Allen, attrice e attivista dei diritti umani, ha dichiarato al “Financial Times” che si и rivolta alla Blackwater Worldwide per tutelare i profughi del Darfur. La Blackwater Usa e la piщ grande compagnia militare privata che esiste. Un esercito ben addestrato e meglio armato di mercenari che chiunque, avendo denaro, puт assoldare. Bush ha utilizzato questa Private Military...

Wednesday, 28 May 2008

Dott. Gino Strada

Venezia
Gino Strada: La medicina è per il bene comune
Ha raggiunto il traguardo dei 14 anni di attività di Emergency, l’organizzazione umanitaria immaginata e realizzata da Gino Strada, che è presente nelle zone di emergenza sanitaria, con l’obiettivo di fornire a tutti non solo il pronto intervento medico sui fronti di guerra, ma anche l’eccellenza nelle cure laddove sembrerebbe un’utopia più che una concreta possibilità. Esempio in tal senso la clinica di cardiochirurgia dell’ospedale di Karthoum, in Sudan, aperta un anno fa e diventata in questi giorni oggetto di studio come modalità da seguire per i ministri della Sanità di molti paesi africani, riunitisi nell’isola di San Servolo, su iniziativa della Provincia di Venezia. Nell’occasione abbiamo incontrato Gino Strada, che peraltro ultimamente ha scelto Venezia come dimora.Dottor Strada, come mai è approdato a Venezia?Venezia è la più bella città al mondo e il mondo è sicuramente meno bello di Venezia, più incivile. Qui si vive bene perché non ci sono macchine, si cammina, ci si incontra e così si conoscono davvero le persone.Ma è davvero brutto il mondo?L’esistenza umana è una roba strana, viviamo come in un pollaio di 6 miliardi di persone per questo nella vita dovremmo fare cose di buon senso. Per un medico, come sono io, è una cosa di buon senso curare. E invece viviamo in uno strano mondo a testa in giù, come nelle prospettive geografiche rovesciate di fra Mauro (il monaco di Murano che nel XV secolo disegnò il planisfero rovesciato, <+corsivo>ndr<+no rientro>), così che le cose normali sono diventate straordinarie. Manca la capacità di capire chi siamo, la curiosità di capire i modi di vita diversi dal nostro.Anziché stabilire un limite tra noi e l’altro, si preferisce sottometterlo, bombardarlo. Questa non è solo una logica poco etica, ma brutta e noiosa, che non fa vivere bene. Non si vive bene sempre pensando di sottomettere l’altro, la vita diventa stressante e più si è stressati più si vive male. Essere medico può essere allora un modo per uscire dalla logica del conflitto?La medicina è un grande pass-partout: siamo qui a Venezia a parlare di medicina con i rappresentanti di Stati che magari sono in conflitto tra loro, eppure qui sono d’accordo e dicono di sì. La medicina sta a metà tra l’arte e la scienza, ha a che fare col nostro destino comune. Salvare la vita ad una persona è una rottura culturale, rompe la logica del conflitto perché tutti hanno bisogno di cure. La medicina apre uno spazio etico tra culture e popoli. Il problema è che c’è chi fa qualcosa e chi non fa niente, ma si sente autorizzato a creare problemi all’altro, a criticare. Nel nostro tempo c’è chi muore perché mangia troppo e chi muore perché non mangia niente. Che cosa l’ha spinta a fondare Emergency?In realtà le cose succedono non perché le pianifichi. Anni fa avevo voglia di capire come si riesce a fare il medico in condizioni di emergenza, come chirurgo volevo vedere come si opera dove non ci sono ospedali. E così ho incontrato la guerra e ho capito che si può fare qualcosa se si ha voglia. Dottor Strada, fra le molte cose che lei ha fatto e realizzato, che cosa la rende in particolare soddisfatto?Come medico sono in particolare soddisfatto di non essermi mai fatto pagare da un paziente per una visita o per una cura. Naturalmente come medico è giusto che io abbia il mio stipendio per vivere e poi ho scelto di non trovarmi nella situazione di dovermi far pagare direttamente. Ma sono molto soddisfatto anche dell’ospedale di cardio-chirurgia che è stato aperto da un anno a Karthoum, è un centro di eccellenza, il primo in Africa. Per questo il 3 maggio 2007, quando abbiamo cominciato lì la nostra attività, è una data che andrà nei libri di storia del Sudan, perché abbiamo dimostrato che l’eccellenza è possibile anche dove si vive in mezzo alle tempeste di sabbia. Nessuno potrà più dire che non è possibile. Fare ospedali ha un senso, salvare la pelle ha un senso perché fare è meglio del suo contrario. Bisogna imparare a guardare gli altri, chiedersi che cosa fare, perché è il bene comune che determina anche il bene individuale delle persone. Tiziana Agostini

Tuesday, 27 May 2008

News del Sudan

Sudan News

Sudan: i ribelli denunciano arresti arbitrari del governo
martedì 13 maggio 2008
Il capo dei ribelli del Darfur del Slm, Movimento per la liberazione del Sudan, Abdel Wahid Nur ammonisce le autorità sudanesi a mettere fine agli arresti arbitrari, quasi 300 finora, come riporta il quotidiano Al Hayat, nella capitale Khartoum eseguiti dallo scorso fine settimana, dopo l'attacco al governo sudanese da parte del Movimento per la Guistizia e l'Uguaglianza (Jem). La stessa Organizzazione per i diritti umani del Sudan ha accusato le forze di sicurezza di aver organizzato, come rappresaglia contro i darfuriani, una vera e propria campagna razzista su larga scala.
Secondo Nur l'attacco a Khartoum lanciato dal Jem è spiegato dall'atteggiamento discriminatorio del governo contro i cittadini, come africani del Darfur. "Il regime sudanese dovrebbe smettere di arrestare le persone in base al colore della loro pelle - ha dichiarato oggi Nur al Sudan Tribune - perchè questo aggraverà solo le ferite dei civili scappati dal Darfur e riparati a Khartoum per sfuggire alla repressione in atto, iniziata cinque anni fa".
Nel frattempo, il governo ha raddoppiato la taglia sul capo dei ribelli del Jem, Khalil Ibrahim, tenuto responsabile dell'attacco della scorsa settimana, portandola a 246 miloni di dollari per chiunque possa fornire informazioni utili per la sua cattura. Il leader del Movimento per la Giustizia e per l'Uguaglianza ha dichiarato, in un'intervista telefonica all'Associated Press, che continuerà a sostenere le sue truppe nella guerra contro il governo.
La televisione di Stato ha dichiarato che Ibrahim potrebbe trovarsi nel nord del Darfur in una zona desertica e ha fornito un numero di telefono per favorire ulteriormante i cittadini qualora fossero in possesso delle informazioni richieste per la cattura del leader ricercato. Ibrahim potrebbe trovarsi anche in Ciad dati i legami familiari tra il leader del Jem e la potente etnia Zaghawa, che ha base in Ciad.
A tal proposito, il presidente del Sudan, Omar al Bashir, ha minicciato il Ciad di rappresaglie in quanto sostenitore dei ribelli in Darfur. Ieri sera è stata annunciata la chiusura delle frontiere.
Questo è solo l'ultimo episodio del tristemente famoso conflitto in Darfur iniziato nel 2003 quando le tribù africane dei Fur, Zaghalit e Masalit hanno messo in atto una vera e propria rivoluzione contro il governo della capitale Khartoum per rivendicare una maggiore partecipazione all'amministrazione politica del paese e una più equa distribuzione della ricchezza per impiegarla nella regione povera e sottosviluppata e afflitta dall'avanzamento del deserto. Il governo ha risposto con bombardamenti aerei e con l'attacco dei miliziani janjeweed. Dal 2003 si contano per questo conflitto più di 300mila morti e 2,5 milioni di profughi.
Il Movimento per la liberazione del Sudan denuncia il governo di sterminio di massa, deportazione forzata, pulizia etnica contro il Darfur e chiedono il riconoscimento della multireligiosità, multietnicità e multiculturalità in Sudan, e garanzie per le libertà pubbliche e individuali, di culto e di espressione contro l'odio, il razzismo e la discriminazione. I ribelli di Nur annunciano il loro "pieno sostegno e appoggio al passo compiuto dal Jem nel suo confronto militare con il regime", come dichiarato in un comunicato stampa inviato ad Apcom precisando di aver messo "tutte le forze in stato di massima allerta per garantire loro ogni appoggio". "Portare la battaglia a Khartoum è una necessità assoluta per abbattere il regime militare e porre fine alle sofferenze degli emarginati, in particolare quelli del Darfur", prosegue la nota, "necessità di sviluppare nuove modalità di resistenza contro il regime, compiendo azioni che lo costringano a riconoscere i loro diritti". Il comunicato si conclude con un appello al popolo sudanese, perchè sostenga il Jem, e ai propri militanti perchè "offra le informazioni d'intelligence".
SERENA FERRETTI
Ho già dennuciato l'aresto cosi di folia che stato fatto del'americani tedeschi in tutto il mondo sembere quando sucede qualcosa arrestano tanti inocenti.......azim

Saturday, 24 May 2008

ROVINA DEL SUDAN E SUA POPOLO

DARFUR/ LEADER RIBELLI JEM: ATTACCHEREMO GOVERNO FUORI DAL DARFUR
Portavoce Slm: ci stiamo coordinando con tutte le fazioni ribelli
postato
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1 giorno fa da APCOM
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Roma, 22 mag. (Apcom) - Il leader dei ribelli del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem), Khalil Ibrahim, si dice pronto a lanciare attacchi al governo sudanese fuori dai confini territoriali del Darfur, ma non esclude colloqui di pace con Khartoum per una risoluzione pacifica del conflitto in atto dal 2003 nella regione occidentale del Paese.
"L'incursione a Khartoum - ha detto Ibrahim al quotidiano panarabo al Sharq al Awsat - ha dimostrato le nostre capacità e che il governo sudanese è una tigre di carta, la cui unica forza è la propaganda. Da oggi non combatterò più in Darfur". Contattato da Apcom, anche un portavoce dell'altro gruppo di ribelli del Darfur, il Movimento per la liberazione del Sudan (Slm), ha riferito di consultazioni in corso per coordinare l'azione di tutte le fazioni dei ribelli, circa 10, contro il governo di Khartoum, "fuori dal Darfur". Secondo il portavoce dell'Slm, il conflitto sarebbe entrato in una "nuova fase", dal momento in cui Khartoum ha cominciato a prendere di mira i darfuriani in tutto il Paese.
Nell'intervista, Ibrahim ha offerto anche la sua versione dei fatti sull'attacco lanciato il 10 maggio scorso a Omdurman, sulla riva opposta del Nilo rispetto a Khartoum, smentendo di essere fuggito. "Dopo l'attacco sono rimasto per 72 ore a Omdurman, senza nascondermi - ha raccontato - a nascondersi sottoterra, in luoghi prestabiliti, sono stati i simboli del regime".
Ibrahim non chiude però le porte a un negoziato di pace: "l'opzione della pace è ancora in piedi, ma ripeteremo l'attacco più volte in caso di un rifiuto del governo di Khartoum". Nei giorni scorsi, il Presidente dell'Unione africana (Ua), Jean Ping, ha avviato una mediazione di pace tra Sudan e Ciad, accusato da Khartoum di sostenere i ribelli, e ha affermato che l'attacco contro la capitale non fermerà il negoziato di pace avviato dall'Ua e dalle Nazioni Unite.
Il conflitto è scoppiato in Darfur nel febbraio 2003, quando le tribù africane dei Fur, Zaghalit e Masalit hanno imbracciato le armi contro il governo arabo di Khartoum per rivendicare una maggiore partecipazione all'amministrazione del Paese e una più equa distribuzione della ricchezza nazionale, da investire nella regione, afflitta da sottosviluppo e dall'avanzare della desertificazione. Sono almeno 300.000 le persone morte finora, stando a stime Onu, e oltre 2,5 milioni i profughi
Ora attachi vendetta una e l'altra cosi siamo barbari e assasini.....sia da parte del Governo legittimo sia del Jem e Slma ma cosa stano cercando questi capi dico io LA ROVINA DEL POPOLO SUDANESE............AZIM

Tuesday, 6 May 2008

Bambardamenti perche???


Aerei governativi bombardano villaggio del Darfur, uccisi 14 civili
L'attacco avrebbe colpito il villaggio di Shugaga Karo e l'area di el Ain, nel nord della regione occidentale del Sudan. Tra le vittime almeno 4 bambini
Roma, 5 maggio 2008 - Sarebbe di 14 civili uccisi, tra cui almeno 4 bambini, il bilancio - ancora confuso e contrastante in base alle fonti - di un bombardamento compiuto ieri dall`aviazione sudanese nel nord del Darfur. Lo riferisce l'agenzia Misna citando il portavoce del movimento per la Giustizia ed Uguaglianza (Jem), Ahmed Hussein Ahmed, secondo cui l'attacco avrebbe colpito il villaggio di Shugaga Karo e l'area di el Ain, nel nord della regione occidentale del Sudan. Ahmed ha condannato "il bombardamento sistematico della popolazione civile del Darfur da parte delle truppe governative".
Secondo fonti di stampa internazionale, tuttavia, l'aviazione avrebbe colpito, oltre che abitazioni civili, anche una scuola elementare, provocando 13 morti tra cui sette bambini. Né il governo di Khartoum né le organizzazioni internazionali presenti sul territorio hanno ancora confermato la notizia dell'attacco, mentre l'esercito sudanese ha ripetutamente negato di aver effettuato bombardamenti nella regione, che costituirebbero una violazione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu che proibisce qualunque volo militare che abbia carattere offensivo.
الفصائل المنضمة لاتفاق أبوجا تعلق المشاركة في الحكومة السودانية
علقت الفصائل الموقعة على اتفاق ابوجا لسلام دارفور مشاركتها فى حكومة الوحدة الوطنية احتجاجا على ما أسمته البطء فى تنفيذ بنود ما تم الاتفاق عليه في مايو/آيار 2006 .
وحمل فصيل ميني أركو ميناوي بحركة تحرير السودان أبرز الموقعين على اتفاق أبوجا المؤتمر الوطني لحاكم مسؤولية التباطؤ في تنفيذ الاتفاقية .
واتهم ميناوي كبير مساعدي الرئيس السوداني ورئيس السلطة الانتقالية لاقليم دارفور في مؤتمر صحفي عقده الأحد الحكومة بأنها غير راغبة في اعادة النازحين واللاجئين الى مناطقهم.
لكن المؤتمر الوطنى الحاكم لا يقر بوجهة نظر شركائه فى اتفاق سلام دارفور.
ويرى الحزب الحاكم أن معظم بنود الاتفاق تم تنفيذها ، وان عقبات موضوعية حالت دون تنفيذ بعضها.
في الوقت ذاته اتهم حسن برقو القيادي في المؤتمر الوطني حاملي السلاح من بقية فصائل التمرد بإعاقة جهود تنفيذ الاتفاقية واستخدامهم النازحين واللاجئين كدروع بشرية لتنفيذ مخططاتهم.
ووصف برقو الحركات الموقعة على اتفاق أبوجا بانها تعاني من الخلافات الداخلية فيما بينها الامر الذي اثر على سير الاتفاقية على حد قوله.
يذكر ان اتفاقية السلام الموقعة في ابوجا قد اكملت عامها الثاني من دون ان يتحقق سلام ملموس على ارض الواقع في الاقليم.
وتشير تقارير الامم المتحدة الى ان حالة الانفلات الأمنى لا تزال تسجل مستويات عالية ، وتعوق الجهود المبذولة لتحسين الوضع الانسانى وتوصيل المساعدات الى ضحايا الصراع. الوضع الميداني
وفي تطور آخر قالت حركة العدل والمساواة الغير منضمة لاتفاق أبوجا إن 14 مدنيا قتلوا في غارات شنتها القوات الحكومية السودانية على مدى ثلاثة أيام على ولاية شمال دارفور.
وذكر أحمد حسين آدم متحدث باسم الحركة لوكالة فرانس برس إن ثلاثة نساء وطفلين كانوا ضمن 11 قتيلا سقطاو في غارة الأحد استهدفت سوقا في قرية شقيق كارو.
وقال آدم إن هجمات الجيش السوداني" تستهدف عمدا المدنيين" مؤكدا أنه لم يكن هناك أي عنصر مسلح من المتمردين في المناطق التي تعرضت للقصف.
وأضاف أنه أصبح واضحا أن الحكومة السودانية لاتريد التوصل إلى أي حل سياسي. وكانت الأمم المتحدة قد اعلنت الشهر الماضي أن عدد ضحايا النزاع في إقليم دارفور وصل إلى 300 ألف قتيل بينما تقول الخرطوم إن العدد أقل من ذلك بكثير

Monday, 5 May 2008

Delema of Darfur civil war


Ancora violenze in Darfur e inaccettabile comportamento del Sudan
Scritto da Claudia Colombo
martedì 28 agosto 2007
on una decisione che non mancherà di far discutere il governo sudanese ha deciso di espellere il direttore per il Sudan della organizzazione non governativa Care International. Secondo la Commissioni Affari Umanitari del Sudan, Paul Parker, questo il nome del direttore di Care, si sarebbe macchiato del reato di intromissione negli affari interni sudanesi e di cospirazione contro il Governo di Khartoum.
Tutto nasce da una serie di comunicati diffusi dalla sede di Khartoum di Care International secondo i quali la situazione in Darfur stava ulteriormente peggiorando. Stando a quanto appreso da fonti giornalistiche in Sudan, questo sarebbe stato interpretato dalle autorità sudanese come una palese intromissione negli affari interni del paese e come tentativo di cospirazione contro il Governo sudanese attraverso la diffusione di notizie false e tendenziose.
Secondo quanto stabilito dalla Commissione stessa Parker dovrà lasciare il Sudan entro 72 ore dopo di che sarà considerato alla stregua di un immigrato clandestino e quindi imprigionato. Con la stessa accusa nei giorni scorsi erano stati espulsi dal Sudan anche due diplomatici occidentali, l’incaricato d’affari canadese e il rappresentante della Commissione europea a Khartoum, anche se in quest’ultimo caso dopo l’intervento della Commissione Europea l’espulsione è stata sospesa a tempo indeterminato.
Riteniamo questo comportamento del Sudan totalmente inaccettabile in quanto vuole chiaramente impedire qualsiasi diffusione di notizie riguardanti il Darfur, in special modo quelle riguardanti la regione settentrionale dove negli ultimi giorni si sono riaccesi violenti combattimenti.
A tal proposito va segnalata la furente polemica a distanza scoppiata tra il fondatore del Movimento di Liberazione del Sudan, Abdelwahid al-Nur, e l’inviato speciale dell’Unione Africana in Sudan, Salim Ahmed Salim. Quest’ultimo, in visita in Darfur per convincere tutti i capi ribelli a partecipare ai prossimi colloqui di pace, durante un colloquio con alcuni esponenti dei gruppi ribelli riferendosi alla decisione di al-Nur di non partecipare a nessun colloquio di pace sino a quando non sarà stabilito un cessate il fuoco ha detto: “io accetto la posizione di al-Nur, ma non accetto la sicurezza totale come una precondizione ai colloqui, che sono l’unico modo per assicurare una sicurezza duratura alla regione”
Piccata la risposta di Abdelwahid al-Nur che ha detto ad alcuni rappresentanti delle Organizzazioni non governative presenti in Darfur: “l’inviato dell’Unione Africana (UA) farebbe bene a non chiudere gli occhi sulla realtà e per questo lo invito a non complicare la crisi attuale. Nella regione settentrionale si sta combattendo ferocemente e Khartoum fa uso sistematico degli aerei e delle milizie janjaweed. Come possiamo sederci ad un tavolo delle trattative mentre la nostra gente viene massacrata?”
In mezzo a tutto questo susseguirsi di eventi continua l’imbarazzante immobilità della comunità internazionale e ancora non si è deciso quando prenderà il via la missione di pace ibrida, ne chi fornirà i militari necessari, il tutto mentre ogni giorno la gente in Darfur continua a morire. In compenso si accetta passivamente ogni decisione presa dal governo sudanese anche quando queste decisioni vanno palesemente a danno dei milioni di rifugiati.
Claudia Colombo per Watch International
SONO adolorato per questa guerra civile che dura con il tempo ma senza aver fatto nulla che uscidere essere uomani e basta ..........................................azim