Sudan and conflicts zones.

Sudan and conflicts zones.

Wednesday, 14 October 2009

Giustizia fatta.

Sudan, la Corte di Khartoum condanna a morte quattro persone

I giovani sono accusati dell'uccisione di un diplomatico Usa e del suo autista sudanese
Un tribunale sudanese ha condannato a morte quattro giovani islamici accusati di essere i responsabili dell'uccisione di un diplomatico statunitense e del suo autista.Il primo gennaio 2008 John Granville, dipendente dell'Usaid, l'agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, e Abdel Rahman Abbas, l'autista sudanese, vennero uccisi da una bomba nascosta nella loro auto. "L'omicidio - ha detto Saïd Ahmed al-Badri, giudice della corte di Khartoum-nord - è un reato tanto per la Sharia che per il diritto del Sudan". I quattro giovani condannati a morte sono Mohamed Mukawi, AbdelBasit Hajj al-Hassan, Mohaned Osman Youssif, AbdelRaouf Abu Zeid Mohammed Hamza.In Sudan le famiglie delle vittime devono comunicare alla Corte se scelgono per l'amnistia dei colpevoli, la pena di morte oppure una compensazione in denaro per il torto subito. La famiglia dell'autista in un primo momento aveva optato per la pena di morte, salvo poi richiedere l'amnistia per i colpevoli. Questo aveva portato all'annullamento delle sentenze ma non aveva cambiato il verdetto di colpevolezza nei loro confronti.
Giustizia fatta............................Azim

Saturday, 10 October 2009

Nobel per la pace "Auguri fratello"

NOBEL. Obama e la pace in Africa
09 ottobre 2009



Le mosse della nuova amministrazione Usa nel continente, dal Sudan allo Zimbabwe alla Somalia
«Nessuno ha voglia di vivere in un Paese africano in cui regnano ferocia e corruzione. Questa non è democrazia, ma tirannia anche se qualche volta si va a votare. E tutto questo deve finire». E’ un passaggio del discorso di Barack Obama ad Accra (Ghana), durante il suo primo viaggio da presidente Usa in Africa, il 10 e 11 luglio. Parole che gli africani, i leader ma anche la gente comune, non accetterebbero così facilmente da un bianco, ma da uno come lui sì, come più di un vescovo africano ha fatto notare proprio ieri durante il Sinodo per l’Africa. «Più di ogni altro, e certamente più di ogni bianco, ha l’autorità di parlare con chiarezza ai nostri cattivi leader politici e dir loro che stanno rovinando il nostro Continente» ha detto ieri l’arcivescovo di Abuja, in Nigeria, mons. John Olorunfemi Onaiyekan, allineandosi alla fiducia espressa nei confronti di Barack da mons. Gabriel Charles Palmer-Buckle, arcivescovo, guarda caso, di Accra.
Le parole, quelle vanno bene. Ma cosa sta facendo Barack Obama per la pace in Africa? Uno dei cambiamenti di diplomazia più importanti rispetto all’amministrazione precedente è avvenuto quattro mesi prima del viaggio in Ghana, a marzo, con la nomina di Scott Gration, ex generale in pensione, a inviato speciale per il Sudan. Area nevralgica nel continente africano, quella sudanese. E questione scottante che la nuova amministrazione Usa ha dato l’impressione di voler affrontare subito, smarcandosi dall’approccio di George Bush.
Il primo successo Gration l’ha incassato alla fine di giugno quando Washington ha ospitato i colloqui fra Nord e Sud Sudan. Una conferenza alla quale hanno partecipato rappresentanti di Khartoum, del Splm (Sudan peoples’ liberation movement), dei cinque paesi membri del Consiglio di Sicurezza Onu e dei “vicini” Etiopia e Kenya. In quella riunione Karthoum e il Sud Sudan hanno raggiunto un accordo e accettato un arbitrato internazionale per l’assegnazione dei proventi del petrolio, del quale il sottosuolo sudanese è pieno, all’uno o all’altro governo. Il nodo da sciogliere prima del referendum del 2011 e delle elezioni nazionali dell’anno prossimo (in Sudan, ndr) - ha detto Gration in quell’occasione - è la distribuzione dei proventi del petrolio del Sud: il vero ostacolo alla pace che rischia di far saltare tutti gli accordi, infatti, è proprio quello. L’amministrazione Obama, insomma, ha riaperto il dialogo con il governo di Karthoum, quel Nord Sudan classificato da Bush fra gli Stati canaglia. Ha rinunciato a insistere sul termine “genocidio” rispetto alla guerra nell’Ovest del Paese, il Darfur. E in cambio il governo sudanese ha riaperto le porte del Darfur alle organizzazioni umanitarie, un risultato che ancora una volta Scott Gration ha incassato e rivendicato, insieme al nuovo ruolo degli Usa come mediatori tra Khartoum e tutti i suoi avversari, che non si trovano solo nella regione occidentale del Darfur ma anche nel Sud ricco di petrolio e in Ciad.
A rendere concreta la nuova linea degli Usa in Africa, Obama ha chiamato Susan Rice. Nota per il suo carattere intransigente e la sua sensibilità per i diritti umani, la neo segretaria di Stato agli Affari africani ha ricevuto il difficile compito di trasformare in realtà il desiderio di Obama di chiudere i conti con le politiche aggressive di Bush per privilegiare una politica estera incentrata sul dialogo. Durante la sua audizione di conferma del Senato, la Rice ha detto che gli Stati Uniti avranno un ruolo di primo piano presso le Nazioni Unite nella lotta contro le «spinose sfide del mantenimento della pace nel Darfur e nel Congo e la giustizia nello Zimbabwe».
All'inizio di luglio Obama ha incontrato a Washington Morgan Tsvangirai, primo ministro di uno Zimbabwe che sta faticosamente uscendo dall’impasse dopo le ultime contestate elezioni. Tsvangirai ha sempre rivendicato di essere il vero vincitore delle presidenziali, ma alla fine ha accettato di formare un governo con Robert Mugabe. Obama ha espresso «profonda ammirazione per la tenacia e il coraggio dimostrato» da Tsvangirai facendo capire a chiare lettere da che parte sta, e ha detto che era troppo presto per togliere le sanzioni imposte dal 2002 all'entourage di Mugabe, ma poi ha stanziato 73 milioni di dollari in aiuti allo Zimbabwe. Una spinta nei confronti del volto più democratico del Paese africano.
Ma il vero banco di prova di Obama in Africa è e resta la Somalia. Durante il suo viaggio di undici giorni in Africa, il segretario di stato Hillary Clinton ha visitato Kenya, Sudafrica, Angola, Repubblica democratica del Congo, Nigeria, Liberia e Capo Verde. In Kenya ha incontrato il presidente somalo Sheikh Sharif Ahmed garantendo supporto al suo governo assediato e nuove armi per combattere i gruppi di fondamentalisti islamici. Nel Paese che ospita Al Qaeda, parlare di pace è troppo difficile. Anche per Barack Obama.
Su vita.it:
Obama e il Nobel
Congratulations Mr president ...................................... Azim

Friday, 9 October 2009

Oau and Darfur!!!

BBC Arabic Ultimo aggiornamento: Giovedi 8th October / Ottobre, 2009, 20:45 GMT Mbeki richiede un approccio per l'adozione di "globale" conflitto di risolvere nuovi Darfur Chiesto per l'ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, che dirige l'alto comitato livello dell'Unione africana sulla crisi nel Darfur, nel Sudan occidentale, il Giovedi ad adottare l'approccio come "globale" nuova risolvere la controversia. La pace di Mbeki e le raccomandazioni in veste ufficiale del presidente della Commissione dell'Unione Africana, Jean Ping, nella sede dell'organizzazione a Addis Abeba, secondo l'agenzia di stampa francese AFP. Mbeki non ha rivelato la sostanza delle sue raccomandazioni verranno presentate al vertice convocato dal AU capi di Stato presto ad Abuja, capitale della Nigeria. Ma egli ha sottolineato che "la soluzione del conflitto nel Darfur dovrebbe essere raggiunto entro il sudanesi, e non devono essere imposti dall'esterno." Ha chiamato Ping in una conferenza stampa alla comunità internazionale di "girare per il facilitatore e non al complesso" alla crisi nel Darfur. Mbeki ha detto che c'è "un consenso" su questo requisito, sottolineando che "il conflitto nel Darfur è di natura politica e la base di questo, infatti, richiede una soluzione politica". Egli ha aggiunto che "gli obiettivi di pace, la giustizia e la riconciliazione in Darfur, interconnessi, e non può essere realizzato in forma di separati". Mbeki ha detto: "Come la maggior parte dei partiti interrogati dalla commissione, è pienamente convinto che ogni tentativo di dimostrare che questa o quella questione è più importante di altre questioni verranno controproducente, e non porterà a raggiungere rapidamente una pace giusta e duratura" in Darfur. Egli ha aggiunto che i negoziati "dovrebbe essere all inclusive per garantire che i risultati sono supportati dal popolo del Darfur, in Sudan e nei paesi vicini del Sudan e il mondo intero." Il formato di questi AU alto Commissione livello per trovare una soluzione al conflitto nel Darfur e far fronte alla crisi derivante dal rilascio della Corte penale internazionale marzo scorso mandato d'arresto contro il presidente sudanese al Omar-Bashir. Il conflitto nella regione sudanese del 300 morti dal 2003, secondo le stime delle Nazioni Unite, mentre Khartoum afferma che il conflitto è costato la vita di dieci mila persone soltanto.
Una confrenza Internazionale con i cinque grande America, Cina, Francia, Ingiltera, Germania, Organizzazione Unita Africana, Lega Araba, Darfuriani tutti le fazione combatente, Governo Sudanese cosi si mettenao d'accordo.

Thursday, 8 October 2009

Notizia del Sudan e d'Italia some news


BBC Arabic Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 7 ottobre / October, 2009, 17:00 GMT Italia: l'abolizione del diritto di impedire il processo contro Berlusconi La Corte costituzionale italiana su Mercoledì ribaltato una decisione con cui la legge, che è stata concessa l'immunità per i funzionari statali di alto livello, tra cui il Primo Ministro Silvio Berlusconi, che affronta le accuse di corruzione, e di evitare procedimenti giudiziari per tutta la durata della loro permanenza in carica. Il giudice ha detto nella sua decisione che la legge emesso dal Parlamento italiano lo scorso anno, che è controllata dai sostenitori di Berlusconi, conosciuta come la legge "Alfano", "in contrasto con il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge". I giudici d'accordo, per un totale di quindici giudici all'unanimità di abrogare questa legge. "La Corte Costituzionale è uno strumento della sinistra" Silvio Berlusconi, primo ministro italiano Nella prima reazione alla decisione della Corte, il giudice più alta del paese, "Berlusconi ha detto che avrebbe continuato a esercitare le sue funzioni di capo del governo", nonostante la decisione della Corte Costituzionale ". Berlusconi ha detto: "La Corte Costituzionale è uno strumento della sinistra" l'opposizione al suo governo. La richiesta è arrivata in vista della legge, su richiesta dei Tribunali di Milano e Roma, che stanno valutando azioni legali contro Berlusconi. Alfano e la legge approvata nel luglio 2008 dopo appena sei settimane il ritorno di Berlusconi al potere. Berlusconi all'età di legge volti cause diverse, tra cui un caso in cui un avvocato britannico David Mills e Berlusconi, che era accusato di corruzione a lui a fare una falsa testimonianza. E lo stato di Mills, che ha detto al momento che lui è innocente (e il marito della cultura segretario nel governo di Tony Blair, Tessa Jowell), nel febbraio di quattro anni e mezzo. Il pubblico ministero in quel caso, e in altri due casi, hanno presentato ricorso alla Corte costituzionale, sostenendo che Berlusconi ha l'immunità di sopra della legge e, pertanto, devono essere eliminate. Tale risoluzione aprire la porta, per la persecuzione e trial, che indeboliscono lo politicamente in un momento in guadagnato scandali personali della sua popolarità, dice la BBC Duncan Kennedy a Roma. BBC A Ultimo aggiornamento: Giovedi 8th October / Ottobre, 2009, 06:50 GMT Comitato dei Savi Anziani di Africa, ha pubblicato la sua relazione sul Darfur Questioni Autorità dei Savi Anziani di Africa per l'Unione africana, presieduto dall'ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, la sua relazione finale Giovedi sulla realizzazione di pace, la giustizia e la riconciliazione nella regione sudanese del Darfur. L'Unione africana ha istituito questo organismo per aiutare a trovare una soluzione politica al conflitto in Darfur. Ma i critici ritengono un tentativo da parte dell'Unione africana al fine di evitare la cooperazione con il Tribunale penale internazionale in caso di accuse contro il presidente sudanese al Omar-Bashir. Il corpo degli anziani nel mese di agosto ha confermato la necessità della partecipazione delle persone nella regione del Darfur elezioni prossimo, dovuti in Sudan nel mese di aprile del prossimo anno. Mbeki ha detto che le raccomandazioni della Commissione da presentare alla Unione europea, è stato sostenuto da diversi gruppi dentro e fuori dal Sudan. Egli ha sottolineato che l'aspetto autorità presso le cause alla base del conflitto in Darfur, e ha studiato un quadro per una soluzione politica attraverso i negoziati con il coinvolgimento delle parti direttamente correlate al fatto che la crisi, e per ottenere giustizia in Darfur attraverso i meccanismi e le istituzioni, con la fiducia di tutti.
BBC Arabic



آخر تحديث: الاربعاء, 7 أكتوبر/ تشرين الأول, 2009, 17:00 GMT
إيطاليا: إلغاء قانون يمنع محاكمة برلسكوني
أصدرت المحكمة الدستورية الإيطالية اليوم الأربعاء قرارا ألغت بموجبه القانون الذي كان يمنح الحصانة لكبار المسؤولين في الدولة، بمن فيهم رئيس الحكومة سيلفيو برلسكوني الذي يواجه تهما بالفساد، ويمنع ملاحقتهم القضائية طيلة فترة وجودهم في مناصبهم.
وقالت المحكمة في قرارها إن القانون الذي أصدره البرلمان الإيطالي العام الماضي، الذي يسيطر عليه أنصار برلسكوني، والمعروف بقانون "الفانو"، "مخالف لمبدأ المساواة بين المواطنين أمام القانون".
ووافق قضاة المحكمة، البالغ عددهم خمسة عشر قاضيا، بالإجماع على إلغاء هذا القانون.
"إن المحكمة الدستورية هي أداة بيد اليسار"
سيلفيو برلسكوني، رئيس الحكومة الإيطالية
وفي أول رد فعل على قرار المحكمة، وهي أعلى محكمة في البلاد، قال برلسكوني إنه سوف يواصل ممارسة مهامه على رأس الحكومة "على الرغم من صدور قرار المحكمة الدستورية."
وقال برلسكوني: "إن المحكمة الدستورية هي أداة بيد اليسار" المعارض لحكومته.
وجاء الطلب بالنظر في القانون بناء على طلب محكمتي ميلانو وروما اللتين تنظران في دعاوي قضائية مرفوعة ضد برلسكوني.
وكان قانون الفانو اعتمد في تموز/يوليو 2008 بعد ستة اسابيع فقط من عودة برلوسكوني الى السلطة.
وكان برلسكوني عند سن القانون يواجه عدة قضايا في المحاكم، منها قضية متورط فيها المحامي البريطاني ديفيد ميلز والذي اتهم بيرلسكوني برشوته ليدلي بشهادة زور.
وحكم على ميلز، الذي قال وقتها انه بريء (وكان زوج وزيرة الثقافة في حكومة توني بلير، تيسا جويل)، في فبراير بالسجن اربع سنوات ونصف.
وتقدم الادعاء في تلك القضية، وفي قضيتين اخريين، باستئناف للمحكمة الدستورية يدفع بان الحصانة تضع برلسكوني فوق القانون ومن ثم يجب الغاؤها.
من شان هذا القرار فتح الباب امام الادعاء عليه ومحاكمته وهو ما سيضعفه سياسيا في وقت نالت فضائح شخصية من شعبيته كما يقول مراسل بي بي سي في روما دنكان كنيدي.


BBC A



آخر تحديث: الخميس, 8 أكتوبر/ تشرين الأول, 2009, 06:50 GMT
لجنة حكماء افريقيا تصدر تقريرها حول دارفور
تصدر هيئة حكماء افريقيا التابعة للاتحاد الافريقي، والتي يرأسها رئيس جنوب افريقيا السابق ثابو مبكي، تقريرها النهائي الخميس حول تحقيق السلام والعدل والمصالحة في منطقة دارفور السودانية.
وكان الاتحاد الأفريقي قد انشأ هذه الهيئة للمساعدة في ايجاد حل سياسي للصراع في دارفور.
الا ان منتقديها يعتبرونها محاولة من الاتحاد الافريقي لتجنب التعاون مع المحكمة الجنائية الدولية في قضية الاتهامات الموجهة الى الرئيس السوداني عمر البشير.
وكانت هيئة الحكماء قد اكدت في اغسطس/ آب على ضرورة مشاركة سكان اقليم دارفور في الانتخابات القادمة المقررة في السودان في ابريل/ نيسان المقبل.
وقال مبيكي ان توصيات الهيئة التي سترفع الى الاتحاد لاقت تأييد جماعات مختلفة داخل وخارج السودان.
واشار الى ان الهيئة نظرت الى الاسباب الاساسية وراء الصراع في دارفور، ودرست وضع اطار للحل السياسي عبر المفاوضات مع اشراك الاطراف الحقيقة ذات الصلة المباشرة بالازمة، وتحقيق العدالة في دارفور عبر آليات ومؤسسات تتمتع بثقة الجميع.



BBC Arabic Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 7 ottobre / October, 2009, 17:00 GMT Italia: l'abolizione del diritto di impedire il processo contro Berlusconi La Corte costituzionale italiana su Mercoledì ribaltato una decisione con cui la legge, che è stata concessa l'immunità per i funzionari statali di alto livello, tra cui il Primo Ministro Silvio Berlusconi, che affronta le accuse di corruzione, e di evitare procedimenti giudiziari per tutta la durata della loro permanenza in carica. Il giudice ha detto nella sua decisione che la legge emesso dal Parlamento italiano lo scorso anno, che è controllata dai sostenitori di Berlusconi, conosciuta come la legge "Alfano", "in contrasto con il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge". I giudici d'accordo, per un totale di quindici giudici all'unanimità di abrogare questa legge. "La Corte Costituzionale è uno strumento della sinistra" Silvio Berlusconi, primo ministro italiano Nella prima reazione alla decisione della Corte, il giudice più alta del paese, "Berlusconi ha detto che avrebbe continuato a esercitare le sue funzioni di capo del governo", nonostante la decisione della Corte Costituzionale ". Berlusconi ha detto: "La Corte Costituzionale è uno strumento della sinistra" l'opposizione al suo governo. La richiesta è arrivata in vista della legge, su richiesta dei Tribunali di Milano e Roma, che stanno valutando azioni legali contro Berlusconi. Alfano e la legge approvata nel luglio 2008 dopo appena sei settimane il ritorno di Berlusconi al potere. Berlusconi all'età di legge volti cause diverse, tra cui un caso in cui un avvocato britannico David Mills e Berlusconi, che era accusato di corruzione a lui a fare una falsa testimonianza. E lo stato di Mills, che ha detto al momento che lui è innocente (e il marito della cultura segretario nel governo di Tony Blair, Tessa Jowell), nel febbraio di quattro anni e mezzo. Il pubblico ministero in quel caso, e in altri due casi, hanno presentato ricorso alla Corte costituzionale, sostenendo che Berlusconi ha l'immunità di sopra della legge e, pertanto, devono essere eliminate. Tale risoluzione aprire la porta, per la persecuzione e trial, che indeboliscono lo politicamente in un momento in guadagnato scandali personali della sua popolarità, dice la BBC Duncan Kennedy a Roma. BBC A Ultimo aggiornamento: Giovedi 8th October / Ottobre, 2009, 06:50 GMT Comitato dei Savi Anziani di Africa, ha pubblicato la sua relazione sul Darfur Questioni Autorità dei Savi Anziani di Africa per l'Unione africana, presieduto dall'ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, la sua relazione finale Giovedi sulla realizzazione di pace, la giustizia e la riconciliazione nella regione sudanese del Darfur. L'Unione africana ha istituito questo organismo per aiutare a trovare una soluzione politica al conflitto in Darfur. Ma i critici ritengono un tentativo da parte dell'Unione africana al fine di evitare la cooperazione con il Tribunale penale internazionale in caso di accuse contro il presidente sudanese al Omar-Bashir. Il corpo degli anziani nel mese di agosto ha confermato la necessità della partecipazione delle persone nella regione del Darfur elezioni prossimo, dovuti in Sudan nel mese di aprile del prossimo anno. Mbeki ha detto che le raccomandazioni della Commissione da presentare alla Unione europea, è stato sostenuto da diversi gruppi dentro e fuori dal Sudan. Egli ha sottolineato che l'aspetto autorità presso le cause alla base del conflitto in Darfur, e ha studiato un quadro per una soluzione politica attraverso i negoziati con il coinvolgimento delle parti direttamente correlate al fatto che la crisi, e per ottenere giustizia in Darfur attraverso i meccanismi e le istituzioni, con la fiducia di tutti.

Tuesday, 6 October 2009

Armi!












L’Iran e le nuove rotte delle armi



Scritto da Guido Olimpio
lunedì 05 ottobre 2009

...
WASHINGTON — Gennaio, area a nord di Khartoum, Sudan. In luogo sicu­ro si incontrano ufficiali dei pasdaran iraniani e contrabbandieri. Discutono sull’invio di armi verso la striscia di Ga­za, materiale destinato ai palestinesi di Hamas. Il vertice — secondo quanto ri­velato da fonti di intelligence al Corrie­re — si trasforma in uno scontro: quat­tro iraniani vengono assassinati in mo­do brutale per una questione di soldi.
In quegli stessi giorni caccia e velivoli senza pilota «sconosciuti» distruggono un convoglio di 28 camion nell’area di Port Sudan. Poi tocca ad un mercantile sospettato di trasportare munizioni e lanciagranate. Si scoprirà, dopo alcune settimane, che i raid sono stati condotti dall’aviazione israeliana.La duplice azione era mirata ad inter­rompere il «corridoio delle armi» in fa­vore dei militanti palestinesi. Una pipe­line alimentata dagli iraniani, decisi a sostenere Hamas ma anche ad allargare la loro influenza nel Continente nero. Come ha affermato il ministro degli Esteri di Teheran, Mottaki, il 2009 è una «pietra miliare» nei rapporti Iran-Africa. È quello che gli esperti chia­mano il safari dei mullah. Un’iniziativa di ampio respiro contrastata da egizia­ni, americani e israeliani. Una partita giocata con agenti segreti, diplomatici, apparati militari e traffici.Sull’agenda degli ayatollah, scritta dal dinamico presidente Ahmadinejad, ci sono cinque punti fermi, da consegui­re: 1) Accrescere il peso politico nel «continente più ricco del mondo»; 2) sviluppare rapporti economici; 3) esportare il credo rivoluzionario nelle comunità islamiche d’Africa con l’aiuto dell’Hezbollah libanese; 4) stabilire una presenza militare dove sia possibile; 5) mantenere ed estendere una rotta ma­rittima e terrestre che permetta all’Iran di trasferire armi verso nord e Gaza.Gli iraniani si sono mossi su due livel­li. Il primo trasparente: una serie di visi­te nel periodo 2008-2009 in paesi come il Kenya, Gibuti, Tanzania, Eritrea, Su­dan per firmare accordi bilaterali d’ogni tipo e mettere radici. Rilevante sotto questo profilo l’intesa con gli eritrei. La marina iraniana avrebbe ottenuto un ap­prodo sicuro nel porto di Assab, in Mar Rosso. E forse, aggiungono oppositori interni, anche l’autorizzazione a schiera­re un piccolo contingente di guardiani della rivoluzione. Con il pretesto di con­trastare la pirateria, Teheran ha inviato nella regione da 2 a 6 navi che, da un lato, hanno dato la caccia ai corsari, dal­­l’altra hanno creato uno scudo per i mer­cantili dei traffici. Una missione nella quale sono coinvolti nuclei di pasdaran che conducono operazioni di spionag­gio marittimo. Tengono d’occhio la flot­ta occidentale, eseguono attività di intel­ligence elettronico, aprono la rotta ai cargo pieni di armi.Il secondo livello della manovra è quello clandestino ed ha come piattafor­ma strategica il Sudan, dove sono arri­vati pasdaran del cosiddetto «Africa Corp» a presidio della «stazione» princi­pale nel traffico in favore di Hamas. Il materiale parte in nave dall’Iran, prose­gue verso l’Eritrea – ecco la ragione del corteggiamento politico - , quindi risale in direzione del territorio sudanese, con Port Sudan come snodo. Da qui pro­seguono verso il Sinai affidati ai clan be­duini che ne assicurano poi il passag­gio finale a Gaza attraverso i tunnel. Fonti dell’opposizione iraniana hanno rivelato che Teheran avrebbe anche rea­lizzato una fabbrica ad hoc per produr­re una versione speciale del missile Fajr 3, smontabile per essere contrabbanda­to con maggiore facilità.La filiera ha messo in allarme anche gli egiziani. Il Mukhabarat, l’attento ser­vizio segreto, ha iniziato a indagare con insistenza perché preoccupato di possi­bili contraccolpi interni. Ed ha scoperto due focolai pericolosi. Grazie ai contatti con i contrabbandieri, militanti islami­sti locali hanno ottenuto consigli tecni­ci dai gruppi di Gaza. Alcuni jihadisti egiziani, infatti, sono entrati – sempre attraverso i tunnel – nel territorio pale­stinese, quindi hanno fatto ritorno in Egitto. Non meno pericoloso il network creato dagli Hezbollah filo-ira­niani in collaborazione con l’Armata Qods, l’apparato per le operazioni riser­vate dei pasdaran. Uno di loro giunto al Cairo, nel 2006, con falsi documenti ira­cheni ha stabilito legami con abitanti del Sinai così come con i trafficanti. Do­po una serie di arresti gli 007 hanno ac­certato che, inizialmente, la cellula ave­va pensato di colpire obiettivi israelia­ni. Tra i bersagli considerati i turisti o le navi che risalgono Suez. Poi, i suoi supe­riori gli hanno ordinato di preparare ka­mikaze palestinesi destinati a missioni in Israele.Lo schema ha attirato l’attenzione dell’intelligence statunitense. Washin­gton, che ha il suo Comando Africa, te­me che il binomio Hezbollah-Iran pos­sa infiltrarsi in altri stati africani. In par­ticolare in quelli della zona occidentale dove vivono da decenni ricche comuni­tà sciite. Presenza assolutamente legitti­ma ma dietro la quale si nascondono, a volte, personaggi a rischio. Un sommer­so spesso in contatto con commercian­ti di pietre preziose d’origine libanese. Alcuni di loro collaborano con l’Hezbol­lah e versano una quota dei guadagni in favore del movimento.Accanto agli americani e, in concor­renza, si muovono gli israeliani. Prima degli iraniani hanno costruito rapporti con molti governi africani fornendo lo­ro assistenza per l’agricoltura e, natural­mente, aiuti militari. Una politica di ri­guardo sottolineata da un recente viag­gio nel Continente del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman che ha visita­to Etiopia, Kenya, Uganda, Nigeria e Ghana. Missione alla quale è stato dato un grande risalto dalla stampa di Geru­salemme che l’ha contrapposta aperta­mente all’attivismo iraniano. Così co­me il passaggio in Mar Rosso di sotto­marini israeliani, impegnati in esercita­zioni che gli esperti hanno legato ad un possibile attacco contro l’Iran. Nessuna pubblicità invece alle forniture di armi per l’esercito del Sud Sudan, tenace av­versario di Khartoum. C’è l’embargo Onu in vigore, ma viene spesso violato con grandi guadagni per chi riesce a piazzare fucili e tank.
da:corriere.it

Saturday, 3 October 2009

Ideologia del 19 mo secolo.


Fotografia. A Roma settanta scatti per raccontare il mondo del lavoro

Data: 02/10/2009
Da oggi fino al 4 ottobre al Salone dell'editoria sociale l'esposizione realizzata dall'agenzia Contrasto. In mostra lo sfruttamento degli immigrati di Cocco, le morti bianche di Venturi e le terre di risaia di Berengo Gardin Il lavoro nelle assolate terre del Sud Italia ad opera di uomini e donne che arrivano da Sudan, Liberia, Maghreb, Est Europa. Lavoratrici, madri, vedove segnate per sempre da un infortunio sul lavoro o da una malattia professionale, provocata dal contatto con l'amianto o il cloruro di vinile, che uccide giorno per giorno un po' alla volta. La rabbia e la disperazione dei disoccupati campani costretti a confrontarsi con una crisi economica che, nella regione, sta portando la percentuale di chi non ha un lavoro dal 14 ad oltre il 17%. Sbarca il prossimo week end a Roma, presso il Salone dell'editoria sociale, la mostra ideata e realizzata dall'agenzia fotografica Contrasto "Diritto al lavoro": settanta fotografie in bianco e nero e a colori dedicate al mondo del lavoro e ai suoi risvolti, sociali e psicologici, sulla vita concreta delle persone. Attraverso le immagini di sette tra i maggiori fotografi italiani la mostra presenta dunque alcune storie di lavoro, a volte crude e drammatiche altre volte positive e incoraggianti, ma in tutti i casi nascoste e invisibili. Accanto alle vicende legate allo sfruttamento e alla schiavitù dei lavoratori stranieri raccontate dal Francesco Cocco o allo strazio delle morti bianche testimoniato da Riccardo Venturi la mostra documenta, infatti, anche il volto più sano di un paese che negli anni ha trovato nella qualità e nella tradizione la linfa più vitale dell'economia nazionale. Così le fotografie ci mostrano alcune delle aziende leader di quel Made in Italy che, nei più disparati settori, è riuscito ad affermarsi per la concreta maestria nel realizzare prodotti "affidabili" e "riconoscibili". Ma ci sono anche le storie dei giovani che riescono ad entrare nel mondo del lavoro grazie alla formazione. Le fotografie del (Milano), un istituto tecnico industriale specializzato nell'ambito del trasporto aereo, aprono uno spaccato su un settore dell'istruzione italiana, quella professionale, spesso in grado di preparare gli studenti a un concreto ingresso nelle professioni.Un'altra sezione riguarda invece le aziende che hanno deciso di puntare sul "futuro sostenibile" attraverso l'uso delle fonti rinnovabili e le energie pulite. Da non perdere, infine, il racconto delle terre di risaia di Gianni Berengo Gardin che, con il lirismo che contraddistingue tutta la sua opera, descrive il mondo antico e insieme moderno della produzione del riso.Accanto alle immagini dei fotografi dell'agenzia Contrasto sulla realtà italiana, l'esposizione propone inoltre una proiezione su video-wall di alcune delle più belle fotografie dell'agenzia Reuters sul lavoro nei diversi paesi del mondo. La mostra si terrà da oggi al 4 ottobre presso il Salone dell'editoria sociale (Ex Gil, Largo Ascianghi, 5 - Roma).
Fonte: Inail

Fotografia. A Roma settanta scatti per raccontare il mondo del lavoro


Data: 02/10/2009






Da oggi fino al 4 ottobre al Salone dell'editoria sociale l'esposizione realizzata dall'agenzia Contrasto. In mostra lo sfruttamento degli immigrati di Cocco, le morti bianche di Venturi e le terre di risaia di Berengo Gardin


Il lavoro nelle assolate terre del Sud Italia ad opera di uomini e donne che arrivano da Sudan, Liberia, Maghreb, Est Europa. Lavoratrici, madri, vedove segnate per sempre da un infortunio sul lavoro o da una malattia professionale, provocata dal contatto con l'amianto o il cloruro di vinile, che uccide giorno per giorno un po' alla volta.
La rabbia e la disperazione dei disoccupati campani costretti a confrontarsi con una crisi economica che, nella regione, sta portando la percentuale di chi non ha un lavoro dal 14 ad oltre il 17%.
Sbarca il prossimo week end a Roma, presso il Salone dell'editoria sociale, la mostra ideata e realizzata dall'agenzia fotografica Contrasto "Diritto al lavoro": settanta fotografie in bianco e nero e a colori dedicate al mondo del lavoro e ai suoi risvolti, sociali e psicologici, sulla vita concreta delle persone.
Attraverso le immagini di sette tra i maggiori fotografi italiani la mostra presenta dunque alcune storie di lavoro, a volte crude e drammatiche altre volte positive e incoraggianti, ma in tutti i casi nascoste e invisibili.
Accanto alle vicende legate allo sfruttamento e alla schiavitù dei lavoratori stranieri raccontate dal Francesco Cocco o allo strazio delle morti bianche testimoniato da Riccardo Venturi la mostra documenta, infatti, anche il volto più sano di un paese che negli anni ha trovato nella qualità e nella tradizione la linfa più vitale dell'economia nazionale.
Così le fotografie ci mostrano alcune delle aziende leader di quel Made in Italy che, nei più disparati settori, è riuscito ad affermarsi per la concreta maestria nel realizzare prodotti "affidabili" e "riconoscibili". Ma ci sono anche le storie dei giovani che riescono ad entrare nel mondo del lavoro grazie alla formazione.
Le fotografie del (Milano), un istituto tecnico industriale specializzato nell'ambito del trasporto aereo, aprono uno spaccato su un settore dell'istruzione italiana, quella professionale, spesso in grado di preparare gli studenti a un concreto ingresso nelle professioni.
Un'altra sezione riguarda invece le aziende che hanno deciso di puntare sul "futuro sostenibile" attraverso l'uso delle fonti rinnovabili e le energie pulite. Da non perdere, infine, il racconto delle terre di risaia di Gianni Berengo Gardin che, con il lirismo che contraddistingue tutta la sua opera, descrive il mondo antico e insieme moderno della produzione del riso.
Accanto alle immagini dei fotografi dell'agenzia Contrasto sulla realtà italiana, l'esposizione propone inoltre una proiezione su video-wall di alcune delle più belle fotografie dell'agenzia Reuters sul lavoro nei diversi paesi del mondo. La mostra si terrà da oggi al 4 ottobre presso il Salone dell'editoria sociale (Ex Gil, Largo Ascianghi, 5 - Roma).

Fonte: Inail

Patris Lomomba killed 1960 by CIA and coplicity of Kasafobo and Mobuto the west ideology of 19 th century.
Lideologia del CIA Edgar Hoover ha fatto comlicità con Kasafobo e Mobuto per assasinare Patris Lommoba che era appena eletto democraticamente...................................azim

Friday, 2 October 2009

Grazie tanto!


64esima Assemblea Generale dell'Onu. La parola ai dittatori







di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it




mercoledì 30 settembre 2009

Quando il presidente dell'Eritrea, Isaiah Afewerki, rimprovera alle Nazioni Unite di non essere capaci di prevenire le crisi, assicurare la pace, combattere la povertà e difendere i diritti umani, in sostanza le accusa di non riuscire a proteggere l'umanità da regimi come il suo. Lo stesso discorso vale per i tanti altri leader che infieriscono sui propri connazionali, imponendosi su di loro con la forza, derubandoli delle ricchezze nazionali e condannandoli a uno stato permanente di indigenza, ma che puntualmente ogni anno partecipano ai lavori dell'Assemblea Generale dell'ONU pronunciando discorsi virtuosi di pace e giustizia e reclamando più potere, come se il problema dell'inefficienza del massimo organismo internazionale dipendesse tutto dal loro peso limitato in sede decisionale.
L'ordine internazionale determinatosi dopo la fine della seconda guerra mondiale «non è riuscito a garantire la pace e la sicurezza del pianeta», ha spiegato il 28 settembre alla 64esima Assemblea Generale riunita in questi giorni al Palazzo di Vetro di New York il ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh. «Questo antiquato ordine mondiale è stato dirottato per servire gli interessi di pochi... Strutture economiche che hanno saccheggiato ricchezza e risorse a interi popoli e nazioni sono state consolidate, mentre metodi illegali militari e coercitivi si sono estesi». Ecco perché, secondo Saleh, «le Nazioni Unite dovevano avviare un processo di rinnovamento almeno 20 anni fa in concomitanza con la fine della guerra fredda».
Il paradosso è che, di sicuro, un contributo all'estensione dei «metodi illegali militari e coercitivi» lo ha dato proprio il dittatore eritreo Isaiah Afewerki, al potere dal 1993 (anno dell'indipendenza del paese dall'Etiopia): egli non solo non si è dedicato a mettere a frutto le risorse nazionali e a impiegare con profitto i cospicui aiuti internazionali regolarmente pervenutigli, ma nel 1998 ha aperto le ostilità con l'Etiopia per irrilevanti dispute sul tracciato della frontiera che divide i due Stati, impegnando per due anni in una guerra inutile e rovinosa i giovani già costretti a periodi di leva interminabili, che lasciano decine di migliaia di famiglie in costante difficoltà. Perciò, e non per altro, l'Eritrea occupa il 157° posto (su 177 Stati considerati) nell'ultimo Indice dello sviluppo umano, la classifica compilata ogni anno dall'Agenzia per i programmi di sviluppo delle Nazioni Unite.
E che dire del presidente del Sudan, Omar Hassan el Bashir? Per lui il 29 settembre ha parlato all'ONU il suo consigliere, Ghazi Salahuddin, il quale, anche a nome del G77, l'organismo quest'anno presieduto dal Sudan che riunisce 131 Stati per lo più in via di sviluppo, ha dichiarato: «La marginalizzazione dei paesi in via di sviluppo nei processi decisionali ha contribuito alla diffusione ed esasperazione dell'attuale crisi... che rischia di vanificare gli sforzi dispiegati negli ultimi dieci anni per contrastare malattie e povertà; la politica dei due pesi e due misure ha contribuito a rendere il mondo un posto meno sicuro acuendo il divario tra paesi ricchi e poveri». El Bashir non si è presentato a New York per non rischiare di essere arrestato e consegnato alla Corte Penale Internazionale dell'Aia, che nel 2008 ne ha chiesto la cattura, dopo averlo incriminato di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra per le violenze perpetrate in Darfur dal 2003, violenze che si aggiungono a quelle commesse ai danni di milioni di altri sudanesi a partire dal 1989, quando el Bashir ha avviato la sua politica di arabizzazione, accanendosi dapprima con gli abitanti delle regioni meridionali del paese. A questo proposito Salahuddin ha affermato che l'incriminazione della Corte Penale Internazionale non ha giovato «né alla pace né al popolo di una regione che ha lungamente sofferto». Ma se le popolazioni del Darfur hanno «lungamente sofferto», se per i sudanesi in generale il mondo è un posto «meno sicuro» e se, malgrado i giacimenti di petrolio, sopravvivono a stento, lo devono non alla Corte Penale né a un ordine mondiale iniquo e sbilanciato, ma alla spietata mano del loro leader.
Se l'Assemblea Generale esprimesse corale riprovazione ai discorsi dei rappresentanti dei regimi autoritari che imperversano violando le regole democratiche e civili, almeno servirebbe a qualcosa: invece alla fine di ogni intervento, comunque sia, applausi e strette di mano.
64th UN General Assembly. Word to dictators Anna Bono bono@ragionpolitica.it Wednesday, September 30, 2009 When the president of Eritrea, Isaiah Afewerki, accuses the UN of not being able to prevent crises, to secure peace, fight poverty and protect human rights, essentially accusing them of failing to protect humanity from schemes like his. The same goes for many other leaders sneaking up on their fellow citizens, imposing on them by force, robbing them of national wealth and sentencing them to a permanent state of poverty, but every year participating in the work of the General Assembly 's UN speeches by saying peace and justice and virtuous demanding more power, as if the problem of inefficiency of the highest international body depended on everything from their limited influence in decision-making. The international order arises in after the end of World War II "could not guarantee peace and security of the planet," said September 28 at the 64th General Assembly met in recent days at UN Headquarters in New York Minister Foreign Eritrea, Osman Saleh. "This antiquated world order has been hijacked to serve the interests of a few ... Economic structures that have looted wealth and resources to entire peoples and nations have been consolidated, while military and illegal methods of coercion have spilled. " That's why, according to Saleh, "the UN should initiate a process of renewal at least 20 years ago to coincide with the end of the Cold War. The paradox is that, certainly, a contribution to the extension of "illegal methods of coercion and military" gave him his Isaiah Afewerki of Eritrea's dictator, in power since 1993 (the year the country's independence from Ethiopia): he not only has received little to capitalize on the national resources and to use profitably the large international aid pervenutigli regularly, but in 1998 he opened hostilities with Ethiopia for minor disputes on the path of the border that divides the two states, working for two years in a useless war and ruined young people already have to leverage interminable periods, leaving tens of thousands of families in constant trouble. Therefore, and for no other reason, Eritrea occupies the 157th place (out of 177 such states) in the last index of human development, the rankings compiled annually by the Agency for the development programs of the UN. And what of the President of Sudan, Omar Hassan el Bashir? By September 29 he spoke at the UN his adviser, Ghazi Salahuddin, who is also on behalf of the G77, the body chaired by the Sudan this year, which brings together 131 states mostly in the developing world, said: "The marginalization of developing countries in decision-making has contributed to the spread and aggravation of the crisis ... which threatens to undermine the efforts deployed over the past ten years to combat disease and poverty, the policy of the two weights and two measures helped to make the world a less safe place exacerbating the gap between rich and poor. " El Bashir has not been presented in New York or risk being arrested and delivered to the International Criminal Court in The Hague in 2008, has applied for the capture, after having indicted for genocide, crimes against humanity and war crimes for the violence committed in Darfur since 2003, violence in addition to those committed against millions of other Sudanese since 1989, when El Bashir has launched its policy of Arabization, bitter at first with the inhabitants of southern regions of the country. In this regard, Salahuddin said that the International Criminal Court's indictment did not benefit "neither peace nor to the people of a region that has long suffered." But if the people of Darfur have "long been suffering," if the Sudanese in general the world is a place "less safe" and if, despite deposits of oil, barely survive, they must not at the Criminal Court or an order World unfair and unbalanced, but the ruthless hand of their leader. If the General Assembly expressed unanimous disapproval to the speeches of the representatives of the authoritarian regimes that rampant violation of democratic norms and civil rights, would at least something, however at the end of each visit, anyway, cheers and handshakes.
Grazie all giornalista Dr Anna Bono............................................Abdelazim Gomaa